25.04.2020. Di Alessandro Mezzetti

La mia prima esperienza da insegnante nella scuola, nel Liceo Ignazio Vian di Anguillara

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Tratto dalla relazione finale dell’anno di formazione in qualità di Docente della Scuola Secondaria di 2° Grado – 2013.

Passati 22 anni dal concorso di abilitazione all’insegnamento per la scuola secondaria, mi sono trovato catapultato in una dimensione che, nonostante la mia consolidata esperienza nell’insegnamento, non avevo mai sperimentato; da subito, dopo il conseguimento del diploma ISEF, sono stato coinvolto in qualità di assistente nella collaborazione alla didattica dell’Istituto, questo impegno mi ha coinvolto tanto da non permettermi di avere rapporti con la scuola.

Devo dire che la notizia mi ha inizialmente turbato, rinunciare a quello che per 25 anni ha rappresentato la mia vita professionale, e non solo, sembrava veramente complesso; ma al tempo stesso percepivo la necessità di aprirmi a nuove esperienze, sentendo che il mio percorso in ambito universitario si stava fossilizzando in un ruolo “tecnico di supporto alla didattica” che percepivo sempre più marginale nell’evoluzione della modalità di insegnamento accademico e nella considerazione degli organi istituzionali.

Io sono un insegnante e amo questo ruolo, ho colto, così, l’opportunità di lavorare nella scuola e sono felice di questa scelta.

Ero sicuro di possedere gli strumenti necessari per affrontare questa funzione e al termine di quest’anno posso ritenermi soddisfatto del percorso intrapreso. La consapevolezza del valore didattico del progetto metodologico che ha caratterizzato il mio percorso professionale e di vita mi ha dato tranquillità e forza.

Ovviamente, l’applicazione del progetto esposto nei precedenti post, ampiamente sperimentato in ambito universitario, può presentare delle difficoltà nel momento in cui i fruitori sono ragazzi adolescenti; l’approccio esperienziale necessita di tempo per la comprensione e maturità nell’affrontare la proposta, ma ciò che mi preme sottolineare è che l’efficacia della proposta, più che sulle strategie metodologiche, si basa sulla comunicazione empatica tra docente e studenti e sulla capacità di lettura del contesto e delle dinamiche relazionali e comportamentali che la caratterizzano.

Ad una prima analisi i ragazzi sono risultati eterogenei nella loro formazione sportiva e in alcuni casi carenti nel vissuto motorio, ma coesi nel gruppo classe e incuriositi dalla proposta. Gli studenti fin dalle prime lezioni hanno dimostrato apertura, attenzione ed interesse per la materia.

L’insegnamento dell’educazione fisica, se proposto con passione e competenza, dovrebbe sempre essere capace di grande coinvolgimento e attrattiva su tutti gli studenti. Il mio sforzo è stato quello di ricercare equilibri per rendere meno rigida la separazione tra l'aula-palestra e il mondo esterno, tra gli obiettivi della scuola e le aspettative degli studenti. Le risposte che quotidianamente ho ricevuto dai ragazzi hanno confermato la positività delle scelte.

L'educazione implica un coinvolgimento tanto gratificante quanto faticoso. Non basta "offrire" formazione, bisogna anche saper "soffrire" con i ragazzi; soffrire significa rapportarsi empaticamente alle dinamiche adolescenziali e l’insegnante di educazione fisica, forse più di ogni altro insegnante, deve esserne capace. Tutto ciò richiede però la disponibilità a sintonizzarsi sul linguaggio giovanile, a rivedere gli schemi di un insegnamento che forse più di altri può e deve adattarsi alle esigenze dei giovani. Rimanere ancorati alla tradizionale modalità di gestione dell’insegnamento dell’educazione fisica, a mio avviso, riduce il valore formativo che la disciplina oggi deve saper veicolare.

Ciò che per me è essenziale per la qualità dell’offerta educativa è centrarsi su un approccio sensibilmente aperto all’ascolto e all’accettazione delle complesse modalità espressive dei giovani, sul desiderio autentico di comprendere più che di risolvere o prescrivere, sul profondo rispetto dell’individualità della Persona… in sintesi su ciò che lo psicoterapeuta Carl Rogers definisce la “relazione d’aiuto”. Questo è quello che io ho cercato di garantire costantemente nella gestione delle lezioni, soprattutto per coinvolgere quei ragazzi che presentavano maggiori rigidità e difficoltà nell’integrazione degli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali.

Troppo spesso la lezione di educazione fisica, facendo riferimento a tecniche sportive consolidate, si rifà a capacità sviluppate dagli allievi nelle diverse associazioni sportive e questo acuisce la distanza tra chi pratica lo sport al di fuori del contesto scolastico e chi per diversi motivi non lo pratica; tra i motivi di ciò inserisco principalmente la difficoltà di accettare il giudizio, a volte inibente, che nel mondo sportivo è legato alla qualità della performance.

Ciò che ho specificato dall’inizio del corso, e che è stato favorevolmente accolto dagli studenti, è che, nel momento in cui l’argomento della lezione fosse stato legato ad una particolare disciplina sportiva, gli allievi-atleti esperti in quella attività avrebbero dovuto assumere il ruolo di tutor a supporto dei compagni meno esperti; la lezione non era la loro… ma loro erano per la lezione. Questo ha permesso di coinvolgere coloro che evidenziavano un ridotto livello di preparazione e che, nonostante i deficit, hanno vissuto con gratificazione le lezioni, affrontando con impegno, serietà e disponibilità le esperienze proposte e raggiungendo al termine del lavoro risultati soddisfacenti.

Il Progetto ArgoExperience, la cui vocazione è fortemente rivolta alla dimensione educativa e formativa, a mio avviso è assimilabile nell’offerta formativa della Scuola e ciò risulta evidente se si considerano le direttive dei Programmi Scolastici Ministeriali che ho cercato di perseguire identificando i seguenti obiettivi;

nelle classi del biennio:

 

  • Favorire l’armonico sviluppo dell’adolescente agendo in forma privilegiata sull’area corporea e motoria della personalità, tramite il miglioramento delle qualità fisiche e neuromuscolari;
  • Rendere l’adolescente cosciente della propria corporeità, sia come disponibilità e padronanza motoria sia come capacità relazionale, al fine di aiutarlo a superare le difficoltà e le contraddizioni tipiche dell’età;
  • Facilitare l’acquisizione di una cultura delle attività di moto e sportive che tenda a promuovere la pratica motoria come costume di vita e la coerente coscienza e conoscenza dei diversi significati che lo sport assume nell’attuale società;
  • Favorire la scoperta e l’orientamento delle attitudini personali nei confronti di attività sportive specifiche e di attività motorie che possano tradursi in capacità trasferibili nella dimensione sociale e formativa in genere.

 

nelle classi terze:

 

  • Acquisizione del valore della corporeità, attraverso esperienze di attività motorie e sportive, di espressione e di relazione, in funzione della formazione di una personalità equilibrata e stabile;
  • Consolidamento di una cultura motoria e sportiva quale costume di vita, intesa anche come capacità di realizzare attività finalizzate, valutabili nei risultati e nella loro multidisciplinarietà;
  • Raggiungimento del completo sviluppo corporeo e motorio della Persona attraverso l’affinamento della capacità di gestione delle qualità fisiche e delle funzioni neuro-muscolari;
  • Approfondimento operativo e teorico di attività motorie e sportive che, dando spazio anche alle attitudini e propensioni personali, favoriscano l’acquisizione di capacità trasferibili all’esterno della scuola (lavoro, tempo libero, salute);
  • Arricchimento della coscienza sociale attraverso la consapevolezza di sé e l’acquisizione della capacità critica nei riguardi dei linguaggi del corpo e dello sport.

 

 

L’educazione fisica deve essere organizzata per promuovere la formazione di ogni singolo soggetto in quanto persona, nel rispetto di tutti i parametri fisici, cognitivi, relazionali che formano la persona nella sua globalità. Ogni insegnante di educazione fisica deve, tuttavia, promuovere nel processo di apprendimento l’intenzionalità dell’alunno così che diventi protagonista attivo consapevole della proposta educativa. Questo vuol dire che all’insegnante si chiede di superare i modelli della lezione classica tradizionale, proponendo contenuti organizzati in una forma unica e coinvolgente per tutti. La pedagogia contemporanea ha investito, infatti, sulla convinzione della validità di modelli di insegnamento individualizzati, conseguenti alla valutazione della differenziazione e dello sviluppo delle tendenze e propensioni personali.  Nelle ore di educazione fisica a scuola, ogni allievo deve essere messo nella condizione di acquisire nuove conoscenze, sperimentarle attraverso un vissuto personale e trasformarle in comportamenti consapevoli. L’insegnamento dell’educazione fisica nella scuola superiore mira ad offrire a tutti gli allievi esperienze vissute in prima persona dalla propria dimensione corporea, esperienze sia individuali che di gruppo, piene di stimoli formativi tali da permettere la crescita consapevole di uomini e cittadini.

Questa crescita può avvenire se al vissuto corporeo si affianca una conoscenza teorica di ciò che il nostro corpo è in grado di produrre e dei principi di base della pratica sportiva; non si tratta però di immagazzinare nozioni, ma di creare i collegamenti necessari tra il sapere ed il saper fare che diventa saper essere.

Considerando gli obiettivi della materia, assimilabili in toto a quelli del progetto formativo ArgoExperience, ho ritenuto utile rimodulare la programmazione tenendo conto delle particolarità dell’insegnamento nella scuola, rispettando però i processi e la filosofia del progetto da me ampiamente sperimentato; il piano di lavoro è stato quindi organizzato in moduli (due per il trimestre e tre per il pentamestre). I moduli disciplinari sono stati mantenuti uguali per i diversi anni, variando il livello del lavoro proposto ma non gli argomenti trattati.

Trimestre

1° modulo “Conoscenza e relazione”

Esperienze motorie e sportive centrate sul rapporto e sulla fiducia (giochi tradizionali, di squadra); preparazione atletica generale.

 

2° modulo “Percepire sé stessi e gli altri”

Esperienze motorie e sportive centrate sulla comunicazione intra e interpersonale (espressione corporea, movimento creativo, attività ginniche); preparazione atletica generale.

 

Pentamestre

3° modulo “Esplorare la dimensione spazio temporale”

Esperienze motorie e sportive centrate sulla coordinazione spazio temporale e il movimento combinato (movimento ritmico, giochi sportivi, circuiti)

 

4° modulo “Affrontare il rischio”

Esperienze motorie e sportive centrate sulla canalizzazione dell’aggressività e la gestione della paura (acrobatica, giochi di squadra, difesa personale)

 

5° modulo “Espressione e creatività”

Esperienze motorie e sportive centrate sul rinforzo identitario (movimento creativo, espressivo e ritmico, sport di nuova tendenza, giochi sportivi)

 

Per ciò che concerne la teoria, svolta sempre a completamento e integrazione delle lezioni pratiche, sono state affrontate le seguenti tematiche:

Biennio - Nozioni sul sistema scheletrico e muscolare; nozioni sull’educazione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente, nel trimestre. Sport e Valori, nel pentamestre.

Classi terze - Nozioni sul sistema scheletrico e muscolare; Sport e valori, nel trimestre. L’apprendimento e il controllo motorio; regolamenti degli sport di squadra, pallavolo basket calcio a 5, nel pentamestre.

 

La metodologia didattica, ovviamente, trae i propri fondamenti dalla “Formazione esperienziale per lo sviluppo della Persona”: attraverso  questo approccio metodologico il mio intendimento è stato quello di  stimolare gli allievi ad integrare l'attività cognitiva e psichica nel vissuto motorio perché possano giungere, nella conseguente costruzione di stili di apprendimento il più possibile personalizzati, alla libera e consapevole espressione e all'ottimale riconoscimento e sviluppo delle proprie inclinazioni e potenzialità.

L'apprendimento esperienziale è un processo attraverso il quale una persona sviluppa conoscenza, capacità e valori per mezzo delle sue esperienze dirette. Le esperienze sono state proposte al gruppo classe intendendo il gruppo come una comunità sociale impegnata a partecipare ad un percorso evolutivo costituito da proposte guidate e tuttavia assolutamente personali.

Dal punto di vista formativo l'obiettivo che mi sono posto è quello di favorire un cambiamento culturale e comportamentale anziché l'insegnamento di tecniche specifiche. L'utilizzo di tecniche tipiche delle attività sportive codificate e non, ha costituito un arricchimento delle proposte esperienziali. Nel rispetto della metodologia lo sviluppo tecnico non ha rappresentato mai il fine del lavoro ma il mezzo attraverso il quale la Persona ha trovato i contesti nei quali esprimere e sperimentare le proprie capacità atletiche, creative ed esplorative. La strategia metodologica ha posto come elemento centrale quello di aiutare a far uscire i ragazzi dalla propria zona di comfort, al fine di stimolare al massimo il vissuto esperienziale per il raggiungimento di una piena consapevolezza del proprio stile di apprendimento e della fiducia nelle proprie capacità.

Il processo di apprendimento ha compreso la possibilità di imparare dalle conseguenze spontanee, dagli errori e dai successi delle varie esperienze vissute. I risultati dell'apprendimento sono stati personali e saranno la base per future esperienze di questo tipo nelle quali comunque (auguriamoci) verranno sviluppate e coltivate le relazioni e il talento.

L'apprendimento avviene quando le esperienze sono seguite dalla riflessione, dall'analisi critica e dalla sintesi e, in ragione di questo, il compito dell’insegnante è quello di porsi problemi, fissare limiti, supportare gli allievi, garantirne la sicurezza fisica ed emotiva. Attraverso il processo di apprendimento esperienziale, l'allievo si pone domande, sperimenta soluzioni, risolve problemi, assume un ruolo responsabile e sviluppa la sua creatività.

Spero che il modo con cui mi sono posto nei riguardi degli allievi abbia realmente favorito in loro un apprendimento autentico, qualitativo e non quantitativo, capace di modificare i comportamenti e gli atteggiamenti. Il mio ruolo ha voluto rappresentare quello dell'insegnante facilitatore, capace di mantenere all'interno del processo di apprendimento esperienziale un livello di energia tale da stimolare sempre il coinvolgimento emozionale. Questo coinvolgimento profondo è la base che permette ad ogni individuo di essere protagonista della sua crescita, alimentando il desiderio di accrescimento, base su cui si radica lo sviluppo della personalità.

La valutazione ha forti incidenze sulla motivazione ad apprendere e in ragione di questo deve essere responsabilizzante, trasparente e rispettosa dei processi reali di apprendimento. Si è cercato sempre di condividerla con lo studente e con la classe, di stimolare i ragazzi ad auto valutarsi e valutare i compagni secondo parametri che potessero rapportarsi alla oggettività delle situazioni e prove valorizzando al massimo il percorso di crescita più che la realizzazione della performance, cercando di limitare il più possibile il coinvolgimento della sfera personale.

Relativamente alla verifica le modalità hanno rispettato i seguenti parametri:

 

  • Verifica iniziale indirizzata alla conoscenza degli alunni;
  • Verifiche in itinere formative per controllare il processo di apprendimento;
  • Verifica finale, al termine del trimestre e del pentamestre, sommativa, sui risultati conseguiti per verificare se gli obiettivi siano stati raggiunti;
  • Esse si sono basate sia sul grado e qualità della crescita raggiunta, sia sulle conoscenze, capacità e competenze che l’alunno ha conseguito e che sono state verificate tramite test motori, test scritti e l’osservazione sistematica durante le lezioni;
  • La valutazione ha tenuto conto delle capacità motorie di base, impegno dimostrato, indice di miglioramento, partecipazione attiva, fattiva e progressi.
  • La valutazione degli studenti è avvenuta tenendo conto di 4 indicatori di seguito elencati, oltre che dell’impegno, la disponibilità, la continuità e lo spirito di collaborazione dimostrati durante le lezioni; inoltre è stata considerata significativamente la partecipazione al dialogo educativo dimostrata da ogni singolo studente.
  • Comprensione B) Conoscenza C) Applicazione D) Sintesi

 

 

1

2

3

4

5

A

Confusa

Parziale

Completa

Analizzata

Interpretata

B

Parziale

Frammentaria

Elementare

Selezionata

Rielaborata

C

Scorretta

Meccanica

Corretta

Organica

Automatizzata

D

Rigida

Contestualizzata

Efficace

Rigorosa

Divergente

 

Corrispondenza tra livello e voto:

Livello 1: voto 4/5 - Livello 2: voto 6 - Livello 3: voto 7 - Livello 4: voto 8/9 - Livello 5: voto 9/10.

Sono state effettuate due valutazioni nel trimestre e tre, di cui una scritta, nel pentamestre.

 

Gli interventi di recupero attuati sono stati soprattutto individualizzati ed hanno messo in moto processi di comunicazione caratterizzati dal coinvolgimento empatico e da un forte atteggiamento di disponibilità, autenticità e sintonia tra me e ogni allievo; al rinforzo di tale strategia sono stati fondamentali i rapporti di “Peer education” volti ad attivare un processo naturale di passaggio di conoscenze, emozioni ed esperienze tra i membri del gruppo classe, e di questo sono grato a tutti i ragazzi per la disponibilità dimostrata.

Nella “Peer education”, le persone diventano soggetti attivi del loro sviluppo e della loro formazione, non semplici recettori di contenuti, valori ed esperienze trasferiti da un professionista esperto. Questo avviene attraverso il confronto tra punti di vista diversi, lo scambio di idee, l'analisi dei problemi e la ricerca delle possibili soluzioni, in una dinamica tra pari che tuttavia non ha escluso la possibilità di chiedere collaborazione e supporto all’insegnante.

In conclusione riaffermo la mia volontà di consolidare un progetto educativo facente perno sulla organizzazione di una proposta di attività motoria e sportiva che sappia trasferire valori formativi a supporto della crescita e dei bisogni dei giovani; è un obbligo del sistema educativo ascoltare e veicolare le richieste e le necessità dei ragazzi per poter costruire un progetto che sia capace di sintonizzarsi sul linguaggio giovanile potenziandone le capacità espressive.

Sono orgoglioso di condividere questa mission.

Porterò sempre con me la ricchezza dell’esperienza vissuta ad Anguillara; ora insegno al Liceo Scientifico Talete di Roma, una realtà e un contesto profondamente diverso… ma lo stesso sorriso negli occhi dei ragazzi…

Alessandro Mezzetti

 

Allego una relazione di una studentessa che, tra le tante ricche intense e profonde, ha toccato la mia “emozione” per la sua poesia.

Traccia: Cosa ha rappresentato per te il corso di Educazione Fisica 2012-13? Positività, difficoltà e valori di questa esperienza.

Il cuore batte il respiro si fa più pesante…

Ci sono solo io e quella maledetta sfida con le mie paure. All’improvviso mi ritornano in mente mille sensazioni e ritenendole belle decido di immergermi per ricordare. Ed ecco che dal mio riso si vede brillare una lacrima; la stessa lacrima versata ad ogni prova. Quando dovevo avere il coraggio di saltare un ostacolo per poi ritrovarmi in un cuscino morbido, oppure la forza di rialzarmi e continuare anche se la caduta faceva male.

La lacrima che mischiata con il sudore mi rendeva la verticale ancora più dritta.

Lo zucchero che mi rendeva dolce il sapore aspro della fatica era la gioia, la gioia che aumentava e aumentava ad ogni prova riuscita bene.

La delusione provata quando credevo di esserci riuscita invece ero ancora all’inizio.

La lacrima che condivisa con un mio amico mi rendeva la capriola migliore.

Apro gli occhi e di conseguenza anche le orecchie ritornano a funzionare, e sento intorno a me che non sono sola ma ho persone care che sono vicine a me. Incitata dal loro tifo inizio la mia sfida e finendo, con i complimenti del grande prof., mi sento soddisfatta.

Margherita Colaci 1° Liceo Scientifico Ignazio Vian di Anguillara Sabazia

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